Scheda: Saperi e sapori della formazione
Scheda: Saperi e sapori della formazione
Cucina, accudimento, cura
(estratto da E. Meloni, Accompagnare la formazione, EDB, Bologna, 2005, pagg. 10-13).
Riproponiamo allora la domanda: è il formatore che “dà una forma” all’altro, fino ad arrivare all’esito voluto, oppure è l’altro che fornisce al formatore i suggerimenti per “tirar fuori” la forma che già ha in sé?
La cucina è un buona parabola di cosa vuol dire formare e forse può fornirci una prima risposta.
Attraverso la cucina l’uomo accudisce il cibo, come strumento per una cura di sé e dell’altro. Infatti, con la cottura e la preparazione degli alimenti, l’uomo rende appetibile ciò che serve al nutrimento, soddisfacendo i bisogni quotidiani. Al tempo stesso, però, attraverso la cucina e le sue tecniche, molti alimenti possono essere conservati, per un consumo successivo. Il desiderio viene così educato e soprattutto ordinato, in un’economia che non guarda tanto al soddisfacimento immediato, quanto alla crescita e alla sopravvivenza, in una prospettiva di lunga durata, sia personale, sia generazionale.
Così è anche nella formazione. Infatti, la natura familiare e sociale dell’educazione dei piccoli, quasi impone, come per intima necessità, un accudimento quotidiano, perché la crescita è un processo che avviene giorno per giorno. Nello stesso tempo, nell’educazione c’è bisogno di una cura, che sappia considerare - nel medio e nel lungo periodo - le tappe e i passaggi necessari alla crescita. La famiglia è perciò il luogo naturale della formazione, perché è il primo ambiente in cui si strutturano relazioni importantissime, da moltissimi punti di vista. Vi si apprende, per esempio, che c’è una storia che ci precede, un presente fatto di tante relazioni e un futuro, nella catena delle generazioni. Questo “ambiente”, però, non è dato per sempre, quasi un’entità immobile e cosificata. Viceversa, la famiglia è un organismo, fatto di persone, che insieme contribuiscono a farla vivere, a svilupparla, a trasformarla. Anch’essa vive in un doppio movimento: da un lato, è influenzata da moltissime variabili (sociali, culturali, economiche); dall’altro, organizza e modifica il contesto in cui essa vive: il quartiere, la città, il tempo storico e politico in cui essa vive.
Le agenzie di formazione “istituzionale”, che si occupino di scuola, formazione professionale, o istruzione superiore, spesso dichiarano i loro obiettivi costitutivi differenziandosi dai modelli di educazione familiare. La famiglia viene infatti spesso considerata come luogo chiuso e autoreferenziale, mentre della formazione “istituzionalizzata” si sottolineano gli aspetti strutturali e organizzativi, fino ad arrivare all’idea di azienda.
In realtà, come mostrano alcuni intelligenti studi sul management, tutte le diverse agenzie educative e formative, derivano il loro nucleo profondo e fondante dalla struttura della famiglia, come luogo dove si praticano e si apprendono l’accudimento e la cura, che sono tra gli elementi fondamentale della relazione. Anche nelle agenzie formative istituzionali, perciò, possono e devono essere presenti molti aspetti dell’organizzazione familiare: l’ambiente, l’organizzazione, l’apprendimento. L’ambiente richiama il mondo della vita, la dinamicità, la complessità; l’organizzazione implica la relazione e le strutture; l’apprendimento rinvia alla crescita e al cambiamento.
Su un piano pratico, questo orientamento si traduce in un’attenzione alle risorse umane e materiali. La formazione si costituisce come attività economica e contemporaneamente come attività ecologica. Il raggiungimento degli obiettivi viene perseguito attraverso la ricognizione delle risorse che sono disponibili per la formazione, unita alla lettura attenta delle possibilità che il contesto di vita offre. Nel processo formativo, infatti, si parte dal bisogno cui si intende rispondere, per cercare le risorse in grado di fornire indicazioni, materiali, percorsi. Nello stesso tempo, e su un pari livello di importanza, si accoglie quello che l’ambiente – e quell’ambiente particolare che sono gli altri – fornisce, discriminando ciò che è buono. E non basta affermare che si parte dall’analisi dei bisogni; questi vanno in qualche modo individuati ed elencati; rappresentati nei loro significati e nelle loro relazioni; selezionati e ordinati, secondo le priorità che si sono date.
E’ come per la cucina: spesso si immagina di preparare un certo piatto (il cuoco vede quello che ancora non c’è) e conseguentemente si va alla ricerca degli ingredienti necessari. Altrettanto spesso, però, si segue il percorso inverso: si parte da ciò che l’orto, la dispensa, il frigorifero, offrono, e su quella base si costruisce qualcosa di nutriente e di appetibile. Nella formazione hanno perciò pieno diritto di cittadinanza sia la progettazione a partire da “quello che c’è” e che attende di essere scoperto, letto, interpretato come risorsa, sia la programmazione, che si dà degli obiettivi, e va a cercare le risorse, organizzandole e pianificandole.
Buone pratiche. Saper utilizzare le risorse. La cucina e il suo accudimento hanno una straordinaria valenza pedagogica per ciò che riguarda il modo di far formazione. Proviamo a indicarne qualcuna.
RISORSE A DISPOSIZIONE DEL PERCORSO/PROCESSO FORMATIVO
Per utilizzare bene le risorse attive e/o attivabili, occorre in primo luogo essere in grado di valutarle, di farne una mappatura accurata e non superficiale.
Risorse umane 1. Capacità acquisite in precedenza dai protagonisti: a) dal background familiare e sociale; b) dal percorso formativo scolastico; c) dalle esperienze di lavoro, di volontariato, di vita eccetera.
Risorse umane 2. Capacità acquisibili dai protagonisti: a) potenziali, di cui i soggetti possono facilmente essere resi consapevoli; b) potenziali, ma che richiedono un lungo training per essere portate alla luce.
Risorse umane 3. Capacità che si possono attivare, scoprire, approfondire, potenziare, eccetera, grazie alla relazione “hic et nunc” tra i protagonisti; oppure grazie a particolari circostanze, che facilitano la sinergia tra le diverse potenzialità presenti.
Risorse materiali 1. Quelle che ci sono già.
Risorse materiali 2. Quelle che si possono reperire.
Risorse materiali 3. Quelle che si attivano per il fatto stesso di essere in rete tra soggetti.
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